Mississipi Burning

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Skylar
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Mississipi Burning

Messaggioda Skylar » 28/10/2016, 12:26

“Anche questa è fatta” fu il primo pensiero che, sistemandosi la cravatta reclamata dal vento, il Sindaco Cooper riuscì ad elaborare all’uscita dal City Hall. Soddisfatto per quanto appena ottenuto in Consiglio, si era diretto con passo deciso verso la sua auto. Con la solita sobria eleganza, si era infilato in auto, ritrovandosi a sedere dinnanzi ad un soddisfattissimo Harry Goldman, il Re del cemento di New Orleans. E di motivi, per essere più che soddisfatto, il Re ne aveva molti. A cominciare dalle concessioni edilizie appena ottenute dal Consiglio che, di fatto, aveva consegnato a Goldman il prolungamento delle concessioni edilizie post Katrina. Un affare da svariati milioni di dollari.
L’auto partì dolcemente su Loyola Avenue, lasciando tutto il tempo ai passeggeri di brindare con dell’ottimo champagne al successo appena ottenuto ed all’imminente montagna di denaro che avrebbe ingrossato i loro portafogli. Mr Goldman aveva investito tanto per ungere le giuste ruote, concedendo al Sindaco una ricca quota dei futuri introiti. Una di quelle offerte difficili da rifiutare. E quando Goldman scese dall’auto, congedandosi con una vigorosa stretta di mano, il Sindaco Cooper rimase da solo a riflettere “Portami da lei” non serviva altro all’autista per capire la prossima destinazione.

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Quel telefono non aveva la minima intenzione di smettere di squillare. Senza sosta, con una pazienza infinita, continuava imperterrito nella speranza, quasi pretesa, che qualcuno si decidesse ad alzare la cornetta. Una pretesa vana, perché il Detective del NOPD Steven Clark non era nel suo ufficio. A ragion veduta. L’intero distretto di polizia era in subbuglio da qualche ora, cose che succedono quando un’ondata di manifestanti smette di agitare cartelloni e passa alle maniere forti. Le proteste per la manovra del Sindaco Cooper era finita decisamente male, con manganelli e lacrimogeni. Ed a Clark era toccata una discreta patata bollente “Non te lo chiederò di nuovo. Ti abbiamo trovata con un cannone calibro 45 nei pantaloni, un coltellaccio da guerra nel vietnam e documenti falsi. Chi diavolo sei?” ma l’unica risposta che ottenne fu un laconico “avete trovato anche le mie sigarette. Ne vorrei una, Detective”. Clark era un uomo paziente, un Detective onesto, uno dei pochi a dirla tutta. Con un enorme sforzo, prese un lungo respiro, si mise comodo davanti a lei le allungò il pacchetto di lucky strike blu “Lo capisci vero, che sei nei guai?” domandò infine “Nei guai ci siamo tutti, Detective” rispose la donna, prima di accendere la sigaretta e prendere un lungo, lunghissimo tiro.

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New Orleans è una città che ti rimane addosso, dicono. Forse per via dell’umidità che quasi ti strappa il respiro. Quell’umidità che condensa sulla fronte, che ti rende le mani umide. Un lungo respiro. Un fazzoletto, ed un altro lungo respiro. Uno sguardo dal finestrino, la città scorre. Il quartiere francese sfuggì rapido alle spalle, il Mississippi nello specchietto retrovisore, un pezzo jazz alla radio. Le mani umide sul volante. I ninnoli appesi allo specchietto retrovisore ballonzolavano ad ogni maledetta buca. Louis Armstrong Park spuntò sulla destra, un’interminabile coda al semaforo su Basin Street. Un momento per riflettere. La mano si sollevò verso lo specchietto, spostandolo sino ad inquadrare occhi neri e lucidi. Poi lo specchietto venne spostato, e lo sguardo vitreo cadde sul sedile posteriore col suo carico ingombrante. Ed il pensiero correva al passato, alle scelte fatte, a quel che poteva diventare quel fodero di chitarra, in una città dove è il sax a comandare. Per fortuna il semaforo divenne verde. La Mustang ripartì scattante, infilando St Louis Street, sino a fermarsi davanti un cancello sormontato da due enormi cipressi. Fu tempo di scendere, di afferrare quel carico ingombrante e proseguire.

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Scarpe italiane avanzarono senza timore lungo il vialetto di pietra, rintoccando ad ogni passo nel silenzio. Un lungo cappotto, costoso, un borsalino sulla testa. I passi si fermarono dinnanzi ad una statua rappresentante un angelo ad ali spiegate “Ciao Eleanor”.

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“Perché dovremmo essere nei guai?” nemmeno Clark pensava di poter essere così paziente. Ma quella donna in qualche modo riusciva a trasmettergli strane sensazioni. Ma non ricevette mai una risposta, perché la porta della saletta interrogatori 2 si spalancò “Cristo Clark, il Capitano ti sta cercando! Che cazzo ce l’hai a fare il cellulare se poi lo spegni?” tuonò il Detective Santorini dall’alto del suo allampanato metro ed ottanta “sono impegnato” fu la risposta di Clark ma “sticazzi la troia, è URGENTE. E’ scoppiato un casino, Clark, il Capitano ci vuole subito. Vieni” gli disse praticamente tirandolo via ed imboccando il corridoio che conduce alle auto “dove cazzo stiamo andando Nick?” “al Saint Louis Cementery” fu l’unica risposta.

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Lo sportello venne chiuso con la solita solerzia di chi non ha denaro né voglia di far sistemare quella maledetta portiera ammaccata. Passi decisi ed umidi avanzarono lungo il vialetto, tra cipressi e statue monumentali. Lo sguardo scuro e vitreo si sollevò sino a mettere a fuoco quell’angelo, in fondo. E quei passi si fermarono ad una decina di metri di distanza quando la custodia di chitarra venne appoggiata ad una panchina ed aperta. All’interno non c’era la vecchia chitarra che aveva provato a farsi largo nei club di New Orleans. Ma un meno romantico e più brutale fucile a pompa che l’omone afferrò, puntandolo verso l’uomo davanti all’angelo. “Ciao Eleanor” furono le ultime parole del malcapitato prima che l’omone dalla stazza imponente e la pelle scura gli si parò alle spalle “il Serpente è giunto anche per te” e poi solo un colpo di fucile. Rapido. Doloroso, nella pancia. I corvi si sollevarono nel cielo, il sangue schizzò violento sulla lapide di Eleanor Cooper.

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La ford Crown-Victoria grigia si fece largo a sirene spiegate lungo Basin Street sino ad oltrepassare i sigilli gialli del Dipartimento di Polizia di New Orleans. I Detective Clark e Santorini scesero dall’auto con l’aria d’urgenza che aveva mandato in tilt l’intero NOPD e smosso persino le chiappe del sovrintendente Pope. Passi decisi quelli di Clark e Santorini “Omicidi, fate passare” sino a ritrovarsi dinnanzi al corpo “cristo santo…” fu il primo commento di Santorini che si fece il segno della croce “che cazzo fai?” replicò Clark “ma l’hai visto?” domandò il collega, indicando quel corpo riverso a terra, con un buco nell’addome, piazzato a mò di uomo vitruviano ai piedi dell’angelo, con delle monetine sugli occhi ed un serpente aggrovigliato alla gola “Come cazzo faccio a non vederlo, Nick?” replicò seccato Clark “dio santo… questo è un disastro” balbettò Santorini “no, questo è il Sindaco freddato sulla tomba di sua figlia. Prevedo una fumante montagna di merda, Nick. Fanculo a New Orleans…”

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